giovedì 13 ottobre 2011

Stay hungry, stay foolish....è davvero possibile?

Stay hungry, stay foolish! Siate affamati, siate folli.
L'abbiamo letta e sentita chissà quante volte nell'ultima settimana...ma che significa?
Ci penso già da qualche giorno e sono alla ricerca di un senso a queste parole.
Siate affamati, siate folli. Ma affamati di cosa? Di successo? Di denaro?
Chi è affamato ricerca. Ricerca cibo in base al proprio desiderio, ai propri bisogni.
E si può avere desiderio di raggiungere una vetta, voglia di realizzarsi, voglia di normalità, o di felicità.
E cosa serve per saziarsi? La follia? L'incoscienza? Il coraggio?
Ma Steve Jobs è vissuto in America e gli anni in cui ripeteva a se stesso questa frase erano i '70-'80, luogo e periodo in cui non serviva troppo coraggio per essere folli.
Ma è ancora attuale questa incitazione?
Noi viviamo in Italia e siamo in un periodo davvero difficile.
Di certo siamo affamati. Siamo in un momento storico di transizione, siamo una società smarrita e certamente poco folle. Forse non possiamo proprio esserlo.
Troppo poveri per osare e troppo ricchi per sfidare del tutto la sorte.
Non siamo pronti alla rivoluzione. Nè culturale, nè economica.
Italiani, coscienti della nostra condizione, immobili e immobilizzati.
Forse ha poco senso continuare a ripeterci che dobbiamo essere affamati e folli.
Avrebbe più senso augurarci di essere sazi e di diventarlo ognuno con le proprie forze.
E di esserlo sempre e comunque con umanità.
Questa è la mia incitazione, il mio augurio: siate sazi e siatelo con umanità.

martedì 4 ottobre 2011

Comma ammazza-blog: un post a Rete unificata


TESTO DIFFUSO A CURA DI VALIGIA BLU



Cosa prevede il comma 29 del ddl di riforma delle intercettazioni, sinteticamente definito comma ammazzablog?Il comma 29 estende l’istituto della rettifica, previsto dalla legge sulla stampa, a tutti i “siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica”, e quindi potenzialmente a tutta la rete, fermo restando la necessità di chiarire meglio cosa si deve intendere per “sito” in sede di attuazione. 


Cosa è la rettifica? 
La rettifica è un istituto previsto per i giornali e le televisione, introdotto al fine di difendere i cittadini dallo strapotere di questi media e bilanciare le posizioni in gioco, in quanto nell’ipotesi di pubblicazione di immagini o di notizie in qualche modo ritenute dai cittadini lesive della loro dignità o contrarie a verità, questi potrebbero avere non poche difficoltà nell’ottenere la “correzione” di quelle notizie. La rettifica, quindi, obbliga i responsabili dei giornali a pubblicare gratuitamente le correzioni dei soggetti che si ritengono lesi. 

Quali sono i termini per la pubblicazione della rettifica, e quali le conseguenze in caso di non pubblicazione? 
La norma prevede che la rettifica vada pubblicata entro due giorni dalla richiesta (non dalla ricezione), e la richiesta può essere inviata con qualsiasi mezzo, anche una semplice mail. La pubblicazione deve avvenire con “le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”, ma ad essa non possono essere aggiunti commenti. Nel caso di mancata pubblicazione nei termini scatta una sanzione fino a 12.500 euro. Il gestore del sito non può giustificare la mancata pubblicazione sostenendo di essere stato in vacanza o lontano dal blog per più di due giorni, non sono infatti previste esimenti per la mancata pubblicazione, al massimo si potrà impugnare la multa dinanzi ad un giudice dovendo però dimostrare la sussistenza di una situazione sopravvenuta non imputabile al gestore del sito. 

Se io scrivo sul mio blog “Tizio è un ladro”, sono soggetto a rettifica anche se ho documentato il fatto, ad esempio con una sentenza di condanna per furto? 
La rettifica prevista per i siti informatici è quella della legge sulla stampa, per la quale sono soggetti a rettifica tutte le informazioni, atti, pensieri ed affermazioni ritenute dai soggetti citati nella notizia “lesivi della loro dignità o contrari a verità”. Ciò vuol dire che il giudizio sulla assoggettabilità delle informazioni alla rettifica è esclusivamente demandato alla persona citata nella notizia, è quindi un criterio puramente soggettivo, ed è del tutto indifferente alla veridicità o meno della notizia pubblicata. 

Posso chiedere la rettifica per notizie pubblicate da un sito che ritengo palesemente false? 
E’ possibile chiedere la rettifica solo per le notizie riguardanti la propria persona, non per fatti riguardanti altri. 

Chi è il soggetto obbligato a pubblicare la rettifica? 
La rettifica nasce in relazione alla stampa o ai telegiornali, per i quali esiste sempre un direttore responsabile. Per i siti informatici non esiste una figura canonizzata di responsabile, per cui allo stato non è dato sapere chi sarà il soggetto obbligato alla rettifica. Si può ipotizzare che l’obbligo sia a carico del gestore del blog, o più probabilmente che debba stabilirsi caso per caso. 

Sono soggetti a rettifica anche i commenti?
Un commento non è tecnicamente un sito informatico, inoltre il commento è opera di un terzo rispetto all’estensore della notizia, per cui sorgerebbe anche il problema della possibilità di comunicare col commentatore. A meno di non voler assoggettare il gestore del sito ad una responsabilità oggettiva relativamente a scritti altrui, probabilmente il commento (e contenuti similari) non dovrebbe essere soggetto a rettifica.

venerdì 30 settembre 2011

Brunetta e il certificato antimafia


Si continua a polemizzare sulla frase del Ministro Brunetta "basta certificati antimafia", ma io vi invito ad ascoltare le sue parole a questo link
Or bene....Brunetta dice "perchè mai le imprese e le famiglie devono continuare a formire certificati alla Pubblica Amministrazione che li ha già in casa??".
Questa frase è la chiave di tutta la sua dichiarazione.
Ciò che ha detto, a mio avviso, non significa che non debba più esistere il certificato antimafia, ma che in sede di presentazione di documenti presso la P.A., alcuni certificati possono essere richiesti da un ufficio all'altro con maggiore velocità senza necessariamente attendere che sia il cittadino o l'azienda a produrlo.
Questa semplificazione potrebbe essere applicata per diversi certificati e permetterebbe alle aziende e alle persone fisiche anche di risparmiare poichè, per molti documenti, bisogna pagare l'imposta di bollo e comunque, spesso, ci si affida a delle agenzie di disbrigo pratiche che, giustamente, presentano il conto a fine operazione.
Inutile attaccare sempre e comunque un personaggio politico solo perchè di schieramento diverso...

venerdì 23 settembre 2011

La stupida "lista outing"

Sei un politico gay e sei contro la legge che riconosce l'omofobia in quanto reato???
Bene, il tuo nome sarà pubblicato sul blog "lista outing"!!
L'idea è di Aurelio Mancuso, il presidente di "Equality Italia", un'associazione che si definisce come "la rete trasversale per i diritti civili".
E il diritto alla privacy? Un politico non può essere gay senza volerlo sbandierare in pubblico? Non può evitare di darsi in pasto all'opinione pubblica? E un gay non può esprimersi contro alcuni diritti che riguardano la sua "categoria"?
D'altronde un parlamentare dovrebbe anche rappresentare chi lo vota e ha il sacrosanto diritto/dovere di votare come pensa che la propria fetta di elettorato vorrebbe che votasse!
E poi...perchè considerare i gay sempre e comunque una categoria a parte da difendere?
A volte ho la sensazione che siano una razza a parte, magari in via d'estinzione e, per tale motivo, vanno difesi a tutti costi.
No, non è un discorso omofobo...penso semplicemente che si dovrebbe lavorare per cambiare la mentalità di un popolo che non sa accettare l'omosessualità come fatto naturale e individuale e che, per questo, a poco serve la legge contro l'omofobia. Penso che si dovrebbe avallare meno il pensiero bigotto della Chiesa e dire più apertamente che, gay o eterosessuali, non cambia nulla. Va difeso il diritto di ogni persona di vivere liberamente la propria natura senza per forza mettere quella persona dentro una categoria o dentro un'associazione!
Non serve rendere gli omosessuali una "categoria protetta"!!!
Stesso discorso vale per la donna! Non servono le quote rosa!
Servono solo degli esseri umani che imparino a rapportarsi con l'altro conoscendolo, senza necessariamente inserirlo in una categoria ben precisa.
E adesso? Chi pubblica il mio nome su un sito perchè mi sono espressa, da donna, contro le quote rosa??

venerdì 26 agosto 2011

Viaggiare....

Amsterdam
Viaggiare. Avere tempo per farlo. Avere voglia di farlo.
Sì, anche la voglia. Non sempre si vuol affrontare un viaggio e tutto ciò che ne deriva: scegliere la giusta destinazione e la giusta compagnia, prenotare, preparare la valigia, stressarsi il doppio prima della partenza per recuperare (in anticipo) il tempo trascorso in vacanza e non al lavoro e recuperare il tempo in maniera "post" con lo stesso identico stress.
Trovare il giusto compromesso tra il budget economico che si ha a disposizione e la meta.
Tuttavia un viaggio lascia sempre qualcosa di importante. Durante un viaggio si conosce un mondo diverso (qualunque sia la meta!) con una cultura diversa. Si paragona ciò che si ha nella propria terra con ciò che si sta visitando. Si assaporano gusti diversi e si percepiscono odori diversi. Si impara ad apprezzare la diversità.
Durante un viaggio si marcia dentro se stessi, si cercano gli aspetti positivi e quelli negativi di ciò che si sta vedendo.
Una volta, adolescente, dissi che mi sarebbe piaciuto viaggiare tutta la vita, senza fermarmi mai. Una persona mi rispose che il gusto del viaggio è anche tornare. Tornare per poter raccontare e per poter condividere sensazioni ed emozioni con chi ci conosce e, aggiungo io dopo anni, per poter apprezzare ciò che si ha e per poter creare ciò che non si ha.
Viaggiare per godere delle bellezze del mondo e per fare in modo che esse facciano parte del nostro bagaglio di vita, nel bene e nel male.

Buon Viaggio a me che parto tra qualche giorno con una compagnia collaudata e per una meta nuova e affascinante. Buon Viaggio a me che ho bisogno di allontanarmi dalla mia vita, per poterla apprezzare al ritorno. O per poterla cambiare.

lunedì 11 luglio 2011

Io e i blog

Mi sono appena resa conto che non scrivo da giorni. Non l'ho fatto per vari motivi e non certo perchè non ho avuto nulla da esprimere...anzi forse sono stati talmente tanti i pensieri che, nell'indecisione, ho deciso di tenerli tutti per me.
Ho pensato al mio percorso di scrittura sul web che molti di voi non conoscono.
Il mio primo blog era sulla piattaforma "spaces.live" che adesso hanno trasferito su "wordpress".
Lo trovate qui.
Il titolo "Voglio buttarmi per cadere verso l'alto" la dice lunga sul periodo che stavo attraversando. Il primo post è datato settembre 2006, inizio del secondo anno di università. Avevo da poco letto "Un posto nel mondo" di Fabio Volo. Autore che, a dire la verità, oggi considero a tratti demenziale, a tratti ripetitivo. In quel momento aveva un senso. Se non ricordo male, era la storia di un tizio che cercava il suo posto nel mondo e che, per raggiungere questo obiettivo, si trasferiva a Capo Verde. Poi forse tornava, non ricordo.
Quella stessa estate vidi "La Nave dei Folli": un gruppo di naviganti più o meno giovani, provenienti da Paesi diversi. Mi colpì il fatto che ognuno parlava la propria lingua e che rispondeva agli altri nella propria lingua. Ad esempio l'italiano parlava l'italiano e il francese gli rispondeva in francese. Erano nomadi. Stavano su quella nave coloratissima circa otto mesi l'anno. Erano degli artisti e si fermavano nei porti per fare gli spettacoli. Il pagamento degli spettatori si calcolava in base al peso. Al porto di Castellammare c'era una tenda che separava la zona dello spettacolo da tutto il resto e prima di questa tenda c'era una bilancia con un tizio che parlava spagnolo e che faceva pesare gli spettatori stabilendo quanto dovevano pagare.
Non c'era un motivo apparente per l'utilizzo di questo metodo, ma era decisamente curioso e affascinante!
Dunque stavo parlando del mio periodo. Ebbene da lì a poco (a febbraio) avrei deciso di interrompere la mia esperienza universitaria che era durata un anno e mezzo. Ho deciso in pochi giorni. Mi sono liberata dell'università come ci si libera di una carie. Era diventata fastidiosa. Dovevo trovare il mio posto nel mondo e avrei avuto voglia di imbarcarmi sulla Nave dei Folli.
Non fu così. Dopo quindici giorni dalla fatidica decisione ero già dipendente di uno studio di consulenza...ma il sèguito è una storia lunga.
Torniamo al blog...lo scrivevo, lo aggiornavo. Ogni tanto lo mettevo in pausa, ma poi lo riprendevo. Vi scrivevo di tutto e mi piace ricordare che scrissi una notizia (su degli arresti ad Alcamo) dopo circa 30 secondi dalla pubblicazione sul sito dell'Ansa. Facendo una ricerca su Google, inserendo le parole "arresti alcamo", spuntavano l'Ansa e il mio blog. Un piccolo grande orgoglio!
L'ultimo post è datato 5 novembre 2008: le grandi elezioni americane, quelle in cui fu eletto Presidente Barack Obama.
Qualche giorno dopo comunicavo ai miei seguaci che il mio blog si sarebbe trasferito sulla piattaforma "blogspot", esattamente qui.
Era un blog diverso e non ebbe fortuna, nè lo trattai come il primo.
Nel frattempo, nel luglio del 2008, avevo avviato la collaborazione con Alcamo.it e fu probabilmente per questo motivo che non proseguii con il mio blog personale.
Alcamo.it fu una bella esperienza e mi fece scoprire il senso delle amicizie nate on line e della natura effimera che possono avere, ma anche di come possano durare e possano diventare importanti.
Nel frattempo nasceva "pecorenere.info": un gruppo di separatisti di Alcamo.it che, ormai, si trasformava sempre più in un gazzettino poco aggiornato.
PecoreNere non era molto seguito da chi non faceva parte del gruppo, ma per noi era un vero e proprio centro di aggregazione. L'esperienza terminò in breve tempo e in modo quasi naturale.
Nel frattempo si diffondeva sempre più Facebook e questo contribuì al declino di Alcamo.it. Su Facebook era tutto diverso. Era più semplice stare in contatto ed era inevitabile che il mondo dei blog ne risentisse.
Io, nel frattempo, creavo vari blog con vari collaboratori, ma ebbero tutti una brevissima durata e neppure ne conservo gli indirizzi.
Come quasi tutti, aumentai la mia presenza sul Social Network più famoso del momento a cui, a dire la verità, mi ero iscritta in tempi non sospetti. Lì ogni tanto scrivevo, ma mi risultava difficile mantenere una certa frequenza.
Poi ci fu il periodo di assenza! Troppe cose per la mente, non potevo condividerle con il mondo intero e forse, certi pensieri, non avevo voglia di condividerli neppure con me stessa...
Adesso gestisco questo blog senza obbligarmi a scriverci. Lo faccio quando mi va e senza prefissare gli argomenti.
Uso Facebook di tanto in tanto. Mantengo i contatti, ma ci scrivo raramente. Al momento va bene così.

martedì 21 giugno 2011

L'Amicizia

In un pomeriggio caldo e soleggiato, dopo giorni difficili, alla soglia del quarto di secolo, mi ritrovo a riflettere su un argomento che potrebbe sembrare banale, a volte anche abusato: l'Amicizia!
Esiste l'Amicizia?
Certamente sì, ma non sempre è facile mantenerla. Anzi, nella maggior parte dei casi, ritengo sia molto difficile portare avanti un rapporto seriamente. Per vari motivi: uno ad esempio potrebbe essere la distanza. Quando tra due persone ci sono parecchi chilometri, non è semplice che un rapporto continui perchè non basta volersi bene.
Potrei paragonare l'Amicizia ad una pianta: non basta essere contenti di averne una per far sì che questa possa crescere. Bisogna prendersene cura continuamente, tagliare eventuali foglie secche, innaffiarla, fornire al terreno le giuste sostanze. E, soprattutto, ricordarsi che ogni pianta è diversa dall'altra!
Non c'è un metodo esatto, nè uno sbagliato. Ci sono persone diverse e rapporti diversi, con tempi diversi. Alcuni rapporti possono stare in piedi anche se non ci si sente per tanto tempo, altri hanno bisogno di un'alimentazione continua. Alcuni possono essere alimentati dagli sguardi, altri dalle parole, ma certamente sono importanti i fatti.
Dimostrare: credo sia molto importante dimostrare, anche se non sempre è facile.
Bisogna sapere che l'altra persona tiene al rapporto, che ci si vuol bene, che ci si stima.
E dimostrare anche che non si è sulla giusta via. Chiarire i punti oscuri. Chiarire quando il rapporto non piace più o non corrisponde ai propri canoni.
Parlare dell'Amicizia e del rapporto senza timore, dirsi che è un bel rapporto, dirsi che non lo è.
Avere dei segreti....è importante! Ci fa sentire liberi all'interno del rapporto!
Sopportate...i momenti "no" dell'altra persona, i cattivi umori, la rabbia, ma soprattutto, l'estrema gioia dell'Amico in momenti in cui non si è felici.
Questa è una delle cose più difficili: riuscire ad essere veramente felici per la gioia altrui.
È certamente più semplice consolare, provare empatia per i momenti tristi dell'altra persona.
E invece provate a gioire della sua felicità, provate ad essere davvero contenti per l'Amico quando nella vostra vita va tutto male. Solo allora vi renderete conto che voler bene ad una persona comporta anche grossi sacrifici a livello emotivo. E che per quel voler bene si è disposti a mettere da parte sè stessi, a donare un sorriso sincero quando, invece, si avrebbe bisogno di averlo donato.
Non porsi dei limiti a priori e, nello stesso tempo, conoscere i propri limiti e quelli dell'Amico.
Un aspetto che mi piace molto in un'Amicizia è la telepatia: il pensare esattamente la stessa cosa nello stesso istante, il pronunciar le stesse parole contemporaneamente.
Non accade in tutti i rapporti, nè in tutti i periodi, ma quando accade è una di quelle piccole cose che compongono la felicità.
È importante anche non considerare nulla dovuto o ovvio. Bisogna apprezzare ogni singolo gesto, ogni singola parola.
In certe occasioni arrabbiarsi è fondamentale. Permette di prendere coscienza dell'accaduto e di andare avanti.
Mai dimenticare che ogni rapporto può finire e che la fine può essere determinata da fattori esterni ma anche da nostri comportamenti che, pian piano, lo logorano.
A mio parere, se un rapporto finisce, non significa che non era Amicizia...significa solo che non lo è più, che per diversi motivi, non lo si è curato abbastanza o, più semplicemente, bisogna prendere coscienza del fatto che le persone possono cambiare e non è certo che una persona diversa debba ancora coincidere con il nostro modo di vivere o di pensare. Allo stesso tempo, bisogna prendere atto del proprio possibile cambiamento e farsene una ragione. Capita, è normale.
Anche se è difficile, bisognerebbe cercare di non avere particolari aspettative o, comunque, di non averne troppe. Penso che l'importante sia che ognuno dia il massimo a prescindere dalla quantità e dalla qualità effettiva di quanto si riesce a dare.
Col tempo ho capito quando, per me, un rapporto diventa importante. Me ne rendo conto quando il silenzio non è imbarazzante. Quando riesco a pensare tra me e me senza provare imbarazzo per la persona che mi è accanto e con cui non sto parlando, quando sento che quella stessa persona non prova imbarazzo nei miei e nei suoi silenzi.
E mi piace ridere con i miei Amici, ridere fino alle lacrime, fino a non respirare più.

Dedico questo post ai miei Amici, a quelli con cui sono cresciuta e che ci sono ancora, a quelli che ho perso per le strade della vita, a quelli che ho incontrato da poco, a quelli con età diversa dalla mia, a quelli conosciuti in contesti limitati e che vorrei frequentare di più al di fuori di quei contesti. Lo dedico a quelli che sanno abbracciarmi e a quelli che, anche se non lo fanno, sanno certamente dimostrarmi che mi vogliono bene. Lo dedico agli sguardi scambiati nel corso degli anni e ai sorrisi, a quelli passati e, soprattutto, a quelli futuri.